Ago 27, 2017 - Senza categoria    No Comments

Ci manchi anche se sarai sempre tra noi

Don Valentino bn Caro don Valente

Sono già trascorsi 5 anni da quando ci hai lasciati. Sentiamo la mancanza dei tuoi richiami ad essere attenti ai fratelli e alle sorelle più in difficoltà, ad allargare sempre più il nostro cuore come ci ha insegnato Gesù e come ci hai mostrato tu nella tua vita, senza mai risparmiarti.
Nelle omelie della Messa domenicale o dalle ‘Riflessioni al vento’ su Gazzetta d’Alba ci avresti incoraggiato a trovare nuove soluzioni per accogliere i profughi che scappano da guerre e miseria, che purtroppo continuano a imperversare in un mondo sempre diviso tra chi ha troppo e chi ha troppo poco.

Sicuramente ti sarebbe piaciuto Papa Francesco con la sua “Chiesa in uscita” e la sua rivoluzione della tenerezza, che hanno molti aspetti in comune con la Chiesa aperta e accogliente che sognavi e che ci hai fatto sognare. Richiamando il Papa avresti criticato quei politici che suscitano le nostre paure e il nostro egoismo, che vorrebbero farci vedere l’immigrato come un terrorista islamico o come uno che viene a rubarci tutto, dai nostri averi al nostro lavoro, anziché un fratello in difficoltà che richiede il nostro aiuto.
Ci avresti invogliato ad aiutare le famiglie, gli anziani e i giovani in difficoltà per la crisi economica, organizzando nuove strutture e realtà per rispondere in modo più efficace alle nuove emergenze. Sicuramente avresti collaborato attivamente alla realizzazione del nuovo Emporio solidale di prossima apertura.
Ci avresti ricordato di stare vicino ai giovani che hai tanto amato e accompagnato nel loro percorso di crescita con gli innumerevoli campi scuola a Saint Jacques e gruppi studenti e lavoratori. Giovani sempre più disorientati senza modelli di vita esemplari e senza prospettive di lavoro duraturo per progettare un futuro e una famiglia.
Grazie al bene che hai seminato in tanti anni di duro impegno ad Alba! Oggi ci sono tante persone che hanno imparato da te queste attenzioni e vivono con un grande cuore accogliente come era il tuo. Attraverso di loro sei ancora vivo in mezzo a noi.

(Lettera a don Valentino Vaccaneo, prete che ha prestato il suo servizio nella città di Alba dal 1959 al 27 agosto 2012, giorno in cui è mancato)

 

Feb 12, 2017 - Senza categoria    No Comments

La buona politica: il potere a servizio

Quando si parla di politica, la prima reazione di molta gente è di rifiuto a parlarne. “La politica è una cosa sporca, non mi voglio immischiare in queste faccende”, “I politici sono tutti uguali: ladri e delinquenti”, “Bisognerebbe metterli tutti in prigione o ucciderli!”, si sente spesso dire in un’escalation di insulti e maledizioni.  Purtroppo gli esempi di classe politica che abbiamo avuto in questi anni non si sono spesso rivelati all’altezza della situazione, e i numerosi casi di politici corrotti che di tanto in tanto vengono scoperti dalla Magistratura vanno ad alimentare questa immagine di politici faccendieri e briganti.

E poi le lotte interne ai partiti, le diverse fazioni che si combattono per avere poltrone di prestigio, i leader che vengono presto rimpiazzati non appena si appanna la loro immagine popolare. Una politica che si occupa sempre meno di risolvere i problemi dei cittadini ma che si divide in clan che fanno il tifo per un leader che abbia maggiori simpatie popolari da sfruttare alle prossime elezioni.

Io ho sempre pensato che la politica non sia una cosa sporca, semmai sono i politici che possono renderla sporca. Come diceva Papa Paolo VI, può essere “una delle forme più alte di carità”. Si assume il potere per mettersi a servizio del bene di tutti, prendendosi carico dei problemi della collettività e di quelli globali, senza pretendere un tornaconto e senza deliri di onnipotenza. Questa è la buona politica a servizio del bene comune. Si assume il potere con responsabilità, mettendosi a servizio di tutti.

Gli uomini e le donne che si dedicano alla politica dovrebbero essere le persone migliori che possano rappresentare la nazione: le più preparate ad affrontare problemi complessi che richiedono conoscenze approfondite, le più oneste per scacciare le innumerevoli tentazioni che la gestione di tanto denaro può comportare, le più orientate al bene comune di tutti e non solo di una parte dei cittadini, con una visione di lungo respiro verso il futuro.

A livello nazionale hanno invece preso il sopravvento politici che sono innanzitutto abili parlatori, buoni venditori di immagine secondo le più raffinate tecniche di marketing. Fanno promesse utilizzando semplici slogan ad effetto come negli spot pubblicitari, secondo una politica demagogica con obiettivi di corto respiro, senza visioni e progetti per il futuro a lungo termine.

Set 1, 2012 - Senza categoria    No Comments

Grazie don Valentino!

don-valentino-4.jpg(Lettera a don Valentino Vaccaneo, prete che ha prestato il suo servizio nella città di Alba dal 1959 al 27 agosto 2012, giorno in cui è mancato)


Caro don Valentino,

da pochi giorni ci hai lasciati e già si avverte la tua mancanza nella nostra città che hai così tanto amato e servito.

Ci manca il tuo sguardo profetico e a volte provocatore delle tue omelie e ‘Riflessioni al vento’, che sa scrutare i segni dei tempi e anticipare le conseguenze degli avvenimenti, con le tue ammonizioni a correggere il tiro e convertirci…

Ci mancano i tuoi richiami a vivere concretamente l’essenza del Vangelo, ad una spiritualità profonda del servizio con amore verso il fratello, ad attualizzare gli insegnamenti di Gesù nella vita quotidiana e nel nostro tempo…

Ci manca il tuo sguardo attento verso gli ultimi, i più bisognosi, uno sguardo che sapeva cogliere, mentre noi eravamo distratti a guardare altrove o non guardavamo bene…

Ci manca la tua capacità di realizzare opere concrete per rispondere ai bisogni dei nuovi emarginati del nostro tempo: negli anni ’70 e ’80 i tossicodipendenti, negli anni ’90 i primi immigrati, negli anni 2000 gli anziani non autosufficienti e i loro bisogni di cura…

Ci manca la tua visione di chiesa come una grande famiglia, accogliente e misericordiosa, non arroccata su sé stessa o a filosofie antiche, ma sempre aperta a nuovi modi di contaminazione del Vangelo nella cultura del nostro tempo…

Ci mancano i tuoi rimproveri e i tuoi calcioni, il tuo modo un po’ ruvido e burbero con cui cercavi di risvegliarci dal nostro torpore e dalla nostra insensibilità…

Ci manca la tua capacità di essere mattatore nelle serate tra amici, dove riuscivi a tenere banco per ore con barzellette, canti e recite e sapevi regalare sano divertimento a spettatori di tutte le età…

Grazie di tutto quanto ci hai donato con amore senza mai risparmiarti, Valentino, e riposa con i tuoi cari e i tanti amici che avrai raggiunto e riabbracciato…

Come ha ricordato don Luigi Ciotti durante il tuo funerale, solo se sapremo vivere tutto ciò che ci hai insegnato, tu sarai ancora vivo in mezzo a noi…

Mag 1, 2012 - Politica nazionale    No Comments

25 aprile 2012: festa di una nuova Liberazione?

Lo scorso 25 aprile, Festa della Liberazione, ho ascoltato in TV l’appassionato discorso di Napolitano a Pesaro e ho visto al cinema il film “Diaz”.

Nonostante abbia superato gli 80 anni di età il nostro Presidente della Repubblica riesce ancora a profondere energia e passione nei suoi interventi pubblici. I giornali hanno ripreso soprattutto il passo dove Napolitano ci mette in guardia dai nuovi demagoghi che si affacciano al mondo politico, che è stato unanimemente interpretato con riferimento a Beppe Grillo e alle sue critiche sferzanti rivolte ai politici e quindi etichettato come rappresentante dell’”anti-politica”.

Il pericolo di affidarsi a ‘uomini forti’, o presunti forti, demandando a loro ogni potere nell’illusione che così possano risolvere i problemi del Paese è un rischio che corre costantemente l’Italia. Nel corso della storia il popolo italiano ha dimostrato di essere incline ad inchinarsi davanti all’uomo forte di turno, a tollerare dittature più o meno mascherate per lasciarsi guidare da quello che viene considerato come un nuovo salvatore della Patria. Una scarsa propensione alla democrazia parlamentare come confronto di idee diverse, che viene considerata un’inconcludente perdita di tempo. La maggioranza degli italiani preferisce affidare il potere ad un uomo solo, a lasciarsi guidare dal populista di turno. Per poi accorgersi ogni volta, magari dopo un ventennio, di essere stati imbrogliati e ritrovarsi in una condizione peggiore di quella di partenza.

Del discorso del nostro Presidente della Repubblica sono rimasto colpito quando ha parlato di “campagna di diseducazione alla politica e alla democrazia durata un ventennio”, riferita al ventennio nazifascista, dal quale abbiamo celebrato la Liberazione. Secondo me siamo appena usciti da un altro ventennio di diseducazione alla politica e alla democrazia, o almeno lo spero. Questo 25 aprile da me è stato vissuto come una nuova Liberazione da un ventennio di buio della democrazia piena, che dobbiamo ancora riconquistare in modo compiuto, riparando i danni che questa dittatura mediatica berlusconiana ha inflitto al nostro Paese.

E qui veniamo al film “Diaz”, che cerca di ricostruire le vicende dei disordini legati al G8 di Genova del luglio 2001. Vedendo questo bel film, si ha la sensazione che la repressione violenta e ingiustificata delle manifestazioni, l’accanimento brutale delle forze dell’ordine verso i manifestanti inermi nella scuola Diaz, le torture inflitte nella caserma di Bolzaneto agli arrestati, rappresentino le pagine più buie e inquietanti della storia recente nel nostro Paese. Se dei poliziotti e carabinieri hanno potuto impunemente infliggere violenze e torture a cittadini inermi, significa che si è perduta la sensibilità verso i diritti fondamentali della persona umana, cosa indegna per un Paese civile. Senz’altro in quei giorni in Italia si sono vissute le condizioni di una dittatura spietata, simili al Cile di Pinochet. Una pagina di storia vergognosa per il nostro Paese, che dimostra ancora una volta la bassezza, la rozzezza e l’inciviltà dei politici che hanno diretto e sono responsabili di questi atti e che sono gli stessi che ci hanno governato fino a pochi mesi fa, di cui spero ci siamo liberati definitivamente.

Una manovra necessaria ma iniqua

Grazie alle bugie e all’inadeguatezza di Tremonti e Berlusconi ci siamo venuti a trovare ad un passo dal baratro della bancarotta di Stato. Un debito pubblico che ha superato i 1.900 miliardi di euro, che sta diventando insostenibile col lievitare degli interessi che siamo tenuti a pagare sulle nuove emissioni di Titoli di Stato (BOT, BTP). Una bancarotta di Stato che significherebbe non pagare più gli interessi sui Titoli di Stato ai risparmiatori e agli istituti bancari e finanziari che li possiedono, non pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici (insegnanti, personale sanitario e della Pubblica Amministrazione, ecc) e alle imprese che hanno in appalto lavori pubblici, non pagare le pensioni e gli assegni assistenziali, non fornire più i servizi erogati da Stato, Regioni, Province e Comuni (sanità, manutenzione strade, trasporti pubblici, ecc.). Praticamente si fermerebbe l’intero sistema economico italiano, trascinando con sé il sistema economico europeo e globale.

Di fronte a un tale pericolo era necessaria una manovra economica di emergenza fatta da un Governo di emergenza. Una manovra ‘lacrime e sangue’ da 35 miliardi di euro, che dovrebbe chiedere sacrifici un po’ a tutti, ma soprattutto a chi fatica di meno a campare e i sacrifici può ancora permetterseli. Invece, i diversi provvedimenti gravano in prevalenza sulle spalle delle classi più povere, già duramente colpite dalla crisi. Il mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni che superano 1.400 euro lordi, la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa senza riduzioni o esenzioni per i redditi più bassi, l’aumento delle imposte sui carburanti, sono tutte misure che incidono sul reddito e aumentano le spese per chi già fatica a far quadrare il bilancio per arrivare a fine mese. Senza contare la conseguente diminuzione dei consumi con i suoi effetti deleteri sull’economia e sull’occupazione.

Inoltre c’è l’ennesima riforma delle pensioni, con l’innalzamento dei requisiti di accesso, che in pratica sottrae i contributi versati dai lavoratori per la loro pensione, destinandoli al risanamento del bilancio statale. Un vero e proprio furto di Stato nei confronti dei lavoratori, visto che il bilancio previdenziale dell’INPS è in attivo.

Si poteva invece chiedere più sacrifici a chi può permetterseli, ad esempio con un’imposta patrimoniale o con un innalzamento delle aliquote IRPEF sui redditi più elevati. Anche la nuova imposta sulla casa (IMU) andava modulata in base al reddito.

Probabilmente questa manovra è figlia della fretta dettata dalla situazione di emergenza in cui ci troviamo e i soldi vengono prelevati dove è più facile e immediato reperirli.

Spero che, superata l’emergenza, il Governo Monti riesca a studiare misure efficaci per recuperare somme sottratte dall’evasione fiscale e dall’economia sommersa (si stimano più di 100 miliardi l’anno), colpire i capitali esportati illegalmente in Svizzera o altri paradisi fiscali, non regalare frequenze televisive a Berlusconi. Di regali il Cavaliere se ne è già fatti troppi quando governava. La serietà e la preparazione del prof. Monti e dei suoi Ministri hanno messo ancor più in evidenza che eravamo governati da buffoni ignoranti. Speriamo che alla serietà si unisca un maggior senso di equità con una redistribuzione dei sacrifici verso chi può ancora permetterseli.

Nov 12, 2011 - Politica nazionale    No Comments

Un Governo di bugiardi e incapaci

Quando ero bambino e dicevo delle bugie mia madre mi ammoniva: “Non si dicono le bugie, perché hanno le gambe corte”. E i fatti hanno sempre dimostrato che aveva ragione. Prima o poi le falsità, anche se dichiarate ripetutamente con ostinazione, si dimostrano per quello che sono, cioè cose non vere.

Ciò che sta avvenendo negli ultimi mesi nell’economia italiana per quanto riguarda i conti pubblici dello Stato, rivela la saggezza degli insegnamenti di mia mamma. Dopo anni in cui, di fronte alla crisi economica globale, il nostro Ministro dell’economia Tremonti continuava a rassicurarci che l’Italia andava bene perché c’era qualcuno che andava peggio di noi, o il Presidente del Consiglio Berlusconi che continuava a dire che la crisi era solo psicologica ed era tutta colpa di “corvacci” che malignamente gettavano discredito sul nostro Paese, adesso la cruda verità è venuta alla luce. In realtà, negli ultimi anni il nostro debito pubblico ha continuato a crescere, superando i 1.900 miliardi di euro e così giungendo vicino al limite della sostenibilità per l’elevato importo di interessi sul debito che siamo costretti a pagare a causa del crescente rischio di insolvibilità che ha fatto perdere l’Italia in affidabilità. Insomma, chi ci governa non si è reso conto o ci ha nascosto che stiamo andando verso la bancarotta di Stato, rischiando di mettere in ginocchio le banche e le economie di Italia ed Europa.

Di fronte a questa tragica realtà, in questi ultimi mesi il Governo ha cercato di correre ai ripari varando due manovre economiche, accompagnate da continui e innumerevoli annunci di provvedimenti e successive smentite, in un balletto che ha finito per sminuire l’efficacia delle misure messe in atto. Detto in altre parole, questo Governo non si è dimostrato all’altezza della difficile situazione: prima a non prevederla o a sminuirla dalle sue reali dimensioni, ora a non saperla affrontare, incapace di chiedere i purtroppo necessari sacrifici agli italiani. Bugiardi e incapaci, è giunta l’ora di lasciare la guida del nostro Paese in mani più serie ed affidabili, prima che sia troppo tardi!

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Giu 7, 2011 - Politica nazionale    No Comments

Una ventata di aria nuova, seria e pulita

L’esito delle ultime elezioni Amministrative, dove in molti importanti Comuni hanno vinto i candidati di centrosinistra, rappresentano l’inizio di una svolta politica nel nostro Paese, una ventata di aria nuova, seria e pulita. Finalmente!

Era un po’ di tempo che mi mancava l’ispirazione a scrivere qualcosa sui temi suggeriti dall’attualità politica: sulla camera da letto del nostro Presidente del Consiglio divenuto luogo di selezione della classe politica, sulle sue vicende giudiziarie di cui dovrebbe vergognarsi e che invece sbandiera come un perseguitato politico, sugli slogan cretini ripetuti continuamente in televisione da sembrar veri ai cittadini con meno spirito critico…

Berlusconi ha perso a Milano, sua roccaforte, dove era candidato come Consigliere Comunale, ma ciò che mi stupisce di più è che ha perso nettamente a Napoli, la città del suo miracolo della spazzatura! Anche i Napoletani hanno detto “Basta a tutte queste promesse non mantenute!”. Senz’altro il nuovo Sindaco De Magistris rappresenta anche un punto di rottura con le vecchie classi politiche di centrosinistra che hanno mal amministrato negli ultimi anni gli Enti Locali di Napoli, Provincia e Regione. Sarà interessante osservare se riuscirà ad introdurre novità positive, nonostante i prevedibili ostacoli che incontrerà dagli interessi economici della criminalità organizzata e dai livelli politici più alti ora governati dal centrodestra (Provincia, Regione e Stato).

Gli italiani hanno dimostrato di non poterne più. Col loro voto hanno detto: basta! E’ giunta  l’ora di cambiare aria e congedare questo uomo che si sente al di sopra di ogni legge o regola, che si atteggia a pagliaccio mettendoci in imbarazzo davanti a tutto il mondo, che si trastulla con ragazzine minorenni e inveisce contro i giudici che osano ricordargli quando trasgredisce le leggi dello Stato.

Gli italiani chiedono alla politica di occuparsi dei loro problemi che vengono trascurati. Sempre di più sono presi nella morsa della crisi economica, innanzitutto dalla mancanza di lavoro che sta colpendo molte famiglie e dal lavoro precario che si protrae a vita che impedisce ai giovani di progettare il loro futuro.

Le forze politiche di centrosinistra non devono cantar vittoria, ma rimboccarsi le maniche come suggerisce Bersani, che in questo frangente ha ben condotto il Partito Democratico, per costruire un’alleanza credibile e non rissosa, fondata su un programma di idee condivise.

Nel frattempo speriamo che gli italiani diano un bel segnale andando a votare SI’ ai 4 referendum del 12 e 13 giugno per cancellare 4 leggi di questo Governo: SI’ per bloccare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia, SI’ per impedire ai privati di entrare nella gestione dell’acqua che deve rimanere pubblica, SI’ per impedire che con la privatizzazione le bollette dell’acqua diventino più care, SI’ per cancellare la legge con cui Berlusconi si auto-giustifica per non presenziare ai suoi processi ed impedire così che abbiano corso.

Dic 31, 2010 - Senza categoria    No Comments

Breve bilancio politico del 2010

Fine anno è tempo di bilanci del periodo che si chiude. Il quadro della situazione sociale e politica italiana è senz’altro tra i più grigi degli ultimi anni. Cercherò di riassumere per titoli gli aspetti che ritengo più significativi ai fini di un bilancio complessivo.

Il Governo appare molto instabile, avendo perso una settantina di deputati, confluiti in ‘Futuro e libertà per l’Italia’ che ha come leader Gianfranco Fini, e praticamente si regge su 3 deputati passati dall’opposizione alla maggioranza in modo perlomeno sospetto (pare dopo una vergognosa trattativa di ‘mercato dei deputati’ che prosegue in questi giorni). Il Presidente del Consiglio è ostinato a non lasciare il potere per non essere sottoposto ai processi in cui è imputato, mostra segni sempre più evidenti di squilibrio psicologico e in più occasioni ha dimostrato la sua immoralità e inadeguatezza per il posto che ricopre. Coi suoi metodi padronali allontana le persone non allineate al suo pensiero sempre più delirante.

La sua forza è nell’apparato mediatico televisivo imponente, nell’immagine che riesce a vendere con le sue campagne fatte di slogan inconsistenti ma che, ripetuti fino alla noia dagli esponenti del suo partito, entrano nella testa della gente come gli slogan pubblicitari. E nelle armi di distrazione di massa per distogliere le menti dai problemi più scottanti (campagne mediatiche su fatti di cronaca nera, Grande fratello e gossip, costume, moda, calcio, polemiche sterili, ecc.).

La sua forza è anche nella divisione dei suoi avversari politici, sprovveduti a tal punto da non saper sfruttare il momento di debolezza del Premier, ma di trovare sempre nuovi argomenti su cui dividersi e polemizzare, ribadendo quell’immagine della politica lontana dalla realtà quotidiana.

Manca un leader carismatico, che è una rarità per ogni epoca, ma soprattutto mancano idee forti condivise attorno a cui aggregare una squadra di persone che offra un’alternativa credibile.

Il Paese si trova in una crisi economica che sta subendo passivamente, il Governo cerca solo di far quadrare i conti dello Stato, il cui debito pubblico continua a crescere verso livelli preoccupanti. Il Ministro dell’economia si vanta intrattenendo con discorsi salottieri nei vari consessi e intanto taglia linearmente su tutte le spese: scuola, sanità, forze di sicurezza, enti locali, terzo settore. Soprattutto sulla scuola, su cui tutti gli Stati stanno investendo risorse puntando su un’economia della conoscenza, dove la competizione si misura sul know-how dei lavoratori e sulla ricerca di nuove soluzioni tecnologiche. Ma dobbiamo pagare il debito di Alitalia per fare un favore agli imprenditori amici del Cavaliere e sono venute a mancare le entrate dell’ICI sulla prima casa (anche sulla casa dei cittadini benestanti che in tutta Europa pagano un’imposta sulla casa di proprietà) e dobbiamo lasciar evadere le tasse ai lavoratori autonomi e alle imprese che fanno parte dell’elettorato del centrodestra. Per loro si studiano scudi fiscali che permettono con poca spesa di risanare la loro posizione illegale.

Il problema della scarsità di lavoro sta assumendo dimensioni da crisi sociale. Lo Stato risponde stanziando fondi (attingendoli dai fondi europei destinati alle aree sottosviluppate) per la cassa integrazione che è arrivata a cifre da capogiro. Un giovane su tre è disoccupato e chi è occupato spesso ha un lavoro precario, mal retribuito e con contratto a tempo determinato, che non permette di progettare un futuro e tantomeno di mantenere una famiglia. Se non si porrà in qualche modo rimedio, regolando meglio il lavoro flessibile offrendo maggiori sicurezze, uccideremo il futuro delle prossime generazioni.

L’Italia entra nell’anno del suo 150° compleanno in una situazione di stallo con una classe politica, a cominciare dal Presidente del Consiglio, che si dimostra non all’altezza di governare la situazione difficile in cui versa il Paese.

L’augurio è che si facciano strada le buone idee e il buonsenso e che attorno a tali idee convergano le forze politiche disponibili per un’alternativa di Governo più seria e credibile.

Nov 30, 2010 - Politica nazionale    No Comments

Stanno uccidendo il volontariato nel nostro Paese

E’ di questi giorni la notizia del drastico taglio del 75% ai fondi destinati al 5 per mille per le associazioni ONLUS e di volontariato. La riduzione da 400 a 100 milioni di euro rischia di mandare in crisi tutto il mondo della solidarietà e del volontariato, così importante ed impegnato ad aiutare le tante persone in difficoltà in questi anni di crisi economica.

La poca sensibilità del nostro Governo verso il Terzo Settore si era già dimostrata lo scorso aprile con l’improvviso aumento delle tariffe postali (quadruplicate da 9 cent. a 36 cent. per copia) per le pubblicazioni delle associazioni ONLUS, per lo più aventi lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi per le proprie iniziative.

In ambito internazionale il nostro Governo si è distinto per il taglio dei fondi per l’aiuto ai Paesi sottosviluppati, promessi con grande enfasi dal nostro Premier in occasione di tutti i convegni internazionali e previsti in diversi accordi e impegni sottoscritti in sede Nazioni Unite, G8 e Unione Europea. Anziché il promesso 0,7% del PIL, siamo scesi dallo 0,22% del 2008 allo 0,16% del 2009.

Di fronte a questi fatti e a questi numeri penso che non ci si possa limitare a parlare di false promesse, ma di un vero e proprio progetto tendente a soffocare ed uccidere il settore del volontariato e della solidarietà nel nostro Paese.

 

Ott 10, 2010 - Politica nazionale    No Comments

Un’inquietante escalation di regime mediatico

In questi giorni si sta delineando con maggiore evidenza un’escalation di quello che oso denominare “regime mediatico” con cui il nostro Presidente del Consiglio intende impadronirsi sempre più del nostro Paese.

Nel corso degli anni ci siamo già abituati alle periodiche epurazioni (o tentate epurazioni) di giornalisti televisivi ritenuti “scomodi” dal manovratore. Il caso più eclatante è stato Enzo Biagi, uno dei più grandi giornalisti italiani, che si era vista cancellata dalla fascia oraria di massimo ascolto una trasmissione televisiva di grande successo in cui aveva osato lasciare spazio ad opinioni non gradite al padrone. Si è voluto colpire il più grande per dare un esempio agli altri ed intimidirli. Altro caso è Michele Santoro, che solo dopo una sentenza della magistratura ha dovuto essere reintegrato nel suo posto di lavoro in RAI a condurre le sue trasmissioni televisive, ancora oggi continuamente osteggiate e oggetto di cause giudiziarie per iniziativa del nostro capo del Governo. Sulle reti Mediaset, c’è stato il caso di Enrico Mentana, primo direttore del TG5 e conduttore di “Matrix” che non si è lasciato addomesticare dal padrone delle reti e si è visto costretto a lasciare (oggi direttore del TG LA7 molto libero e apprezzato).

E che dire dell’allontanamento del bravo Gianni Riotta dal TG1, il telegiornale più seguito dagli spettatori, per lasciare spazio all’asservito Augusto Minzolini? Senz’altro è la manovra di Governo di maggior successo, che assicura a Berlusconi uno strumento di controllo dell’informazione e di propaganda molto capillare, considerando che in Italia circa il 70% dei cittadini è informato degli avvenimenti solo attraverso la televisione.  Sulla carta stampata occorre ricordare Ferruccio De Bortoli, a suo tempo allontanato dalla direzione del Corriere della sera per alcuni articoli di fondo troppo critici col Governo. L’elenco potrebbe continuare con Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi e altri ancora.

Ma non contento di questi risultati, chi ci comanda ha voluto dare un giro di vite alla libertà di informazione e di ulteriore intimidazione verso tutti quanto osano dissentire. La nuova macchina da guerra è l’infangamento mediatico di chi osa criticare il Governo. Questo moderno “manganello mediatico” consiste nello sbattere insistentemente in prima pagina sui giornali di famiglia e simpatizzanti i presunti scheletri nell’armadio dei personaggi che hanno osato dissentire dal padrone. Le ultime vittime note sono Emma Marcegaglia  e Gianfranco Fini, tirati in ballo per le indagini in cui è coinvolto il fratello del presidente di Confindustria e per presunte irregolarità nei passaggi di proprietà di un minialloggio a Montecarlo affittato al cognato del Presidente della Camera. Tra i casi precedenti è doveroso citare l’ex-direttore di Avvenire Dino Boffo, (da cui è stato coniato il “metodo Boffo” per indicare questo tipo di trattamento), costretto alle dimissioni per presunte accuse di molestie alla moglie di un uomo con cui intratteneva una relazione omosessuale, rivelatesi in seguito infondate.

Dunque i mass-media, di cui il nostro Presidente del Consiglio dispone direttamente (reti Mediaset, “Il giornale”, “Panorama” e altre testate) o indirettamente attraverso la politica (reti RAI), con una concentrazione di potere unica al mondo per mancanza di una seria normativa sul conflitto d’interessi, oltre ad essere utilizzate per propaganda di Governo e “arma di distrazione di massa” (si parla di tutto per tacere sui problemi dell’Italia o sulle numerose vicende giudiziarie del Premier) sono diventati il manganello del nuovo regime mediatico.

Tutto questo può avvenire per la mancanza di una alternativa di Governo ritenuta credibile dalla maggioranza degli italiani per la debolezza e le divisioni che attraversano le forze politiche all’opposizione. Per fermare questa pericolosa deriva è urgente superare le divisioni dei personalismi e delle distinzioni senza compromessi, per lavorare su un’intesa comune che unisca diverse forze che trovino un ampio consenso tra i cittadini che non ne possono più di questo andazzo.

Se questa escalation di regime proseguirà, questo blog dovrà chiudere o sarà citato in giudizio. Per questo vi chiedo in anticipo la vostra solidarietà. Grazie.

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