01/05/2012

25 aprile 2012: festa di una nuova Liberazione?

Lo scorso 25 aprile, Festa della Liberazione, ho ascoltato in TV l’appassionato discorso di Napolitano a Pesaro e ho visto al cinema il film “Diaz”.

Nonostante abbia superato gli 80 anni di età il nostro Presidente della Repubblica riesce ancora a profondere energia e passione nei suoi interventi pubblici. I giornali hanno ripreso soprattutto il passo dove Napolitano ci mette in guardia dai nuovi demagoghi che si affacciano al mondo politico, che è stato unanimemente interpretato con riferimento a Beppe Grillo e alle sue critiche sferzanti rivolte ai politici e quindi etichettato come rappresentante dell’”anti-politica”.

Il pericolo di affidarsi a ‘uomini forti’, o presunti forti, demandando a loro ogni potere nell’illusione che così possano risolvere i problemi del Paese è un rischio che corre costantemente l’Italia. Nel corso della storia il popolo italiano ha dimostrato di essere incline ad inchinarsi davanti all’uomo forte di turno, a tollerare dittature più o meno mascherate per lasciarsi guidare da quello che viene considerato come un nuovo salvatore della Patria. Una scarsa propensione alla democrazia parlamentare come confronto di idee diverse, che viene considerata un’inconcludente perdita di tempo. La maggioranza degli italiani preferisce affidare il potere ad un uomo solo, a lasciarsi guidare dal populista di turno. Per poi accorgersi ogni volta, magari dopo un ventennio, di essere stati imbrogliati e ritrovarsi in una condizione peggiore di quella di partenza.

Del discorso del nostro Presidente della Repubblica sono rimasto colpito quando ha parlato di “campagna di diseducazione alla politica e alla democrazia durata un ventennio”, riferita al ventennio nazifascista, dal quale abbiamo celebrato la Liberazione. Secondo me siamo appena usciti da un altro ventennio di diseducazione alla politica e alla democrazia, o almeno lo spero. Questo 25 aprile da me è stato vissuto come una nuova Liberazione da un ventennio di buio della democrazia piena, che dobbiamo ancora riconquistare in modo compiuto, riparando i danni che questa dittatura mediatica berlusconiana ha inflitto al nostro Paese.

E qui veniamo al film “Diaz”, che cerca di ricostruire le vicende dei disordini legati al G8 di Genova del luglio 2001. Vedendo questo bel film, si ha la sensazione che la repressione violenta e ingiustificata delle manifestazioni, l’accanimento brutale delle forze dell’ordine verso i manifestanti inermi nella scuola Diaz, le torture inflitte nella caserma di Bolzaneto agli arrestati, rappresentino le pagine più buie e inquietanti della storia recente nel nostro Paese. Se dei poliziotti e carabinieri hanno potuto impunemente infliggere violenze e torture a cittadini inermi, significa che si è perduta la sensibilità verso i diritti fondamentali della persona umana, cosa indegna per un Paese civile. Senz’altro in quei giorni in Italia si sono vissute le condizioni di una dittatura spietata, simili al Cile di Pinochet. Una pagina di storia vergognosa per il nostro Paese, che dimostra ancora una volta la bassezza, la rozzezza e l’inciviltà dei politici che hanno diretto e sono responsabili di questi atti e che sono gli stessi che ci hanno governato fino a pochi mesi fa, di cui spero ci siamo liberati definitivamente.

27/12/2011

Una manovra necessaria ma iniqua

Grazie alle bugie e all’inadeguatezza di Tremonti e Berlusconi ci siamo venuti a trovare ad un passo dal baratro della bancarotta di Stato. Un debito pubblico che ha superato i 1.900 miliardi di euro, che sta diventando insostenibile col lievitare degli interessi che siamo tenuti a pagare sulle nuove emissioni di Titoli di Stato (BOT, BTP). Una bancarotta di Stato che significherebbe non pagare più gli interessi sui Titoli di Stato ai risparmiatori e agli istituti bancari e finanziari che li possiedono, non pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici (insegnanti, personale sanitario e della Pubblica Amministrazione, ecc) e alle imprese che hanno in appalto lavori pubblici, non pagare le pensioni e gli assegni assistenziali, non fornire più i servizi erogati da Stato, Regioni, Province e Comuni (sanità, manutenzione strade, trasporti pubblici, ecc.). Praticamente si fermerebbe l’intero sistema economico italiano, trascinando con sé il sistema economico europeo e globale.

Di fronte a un tale pericolo era necessaria una manovra economica di emergenza fatta da un Governo di emergenza. Una manovra ‘lacrime e sangue’ da 35 miliardi di euro, che dovrebbe chiedere sacrifici un po’ a tutti, ma soprattutto a chi fatica di meno a campare e i sacrifici può ancora permetterseli. Invece, i diversi provvedimenti gravano in prevalenza sulle spalle delle classi più povere, già duramente colpite dalla crisi. Il mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni che superano 1.400 euro lordi, la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa senza riduzioni o esenzioni per i redditi più bassi, l’aumento delle imposte sui carburanti, sono tutte misure che incidono sul reddito e aumentano le spese per chi già fatica a far quadrare il bilancio per arrivare a fine mese. Senza contare la conseguente diminuzione dei consumi con i suoi effetti deleteri sull’economia e sull’occupazione.

Inoltre c’è l’ennesima riforma delle pensioni, con l’innalzamento dei requisiti di accesso, che in pratica sottrae i contributi versati dai lavoratori per la loro pensione, destinandoli al risanamento del bilancio statale. Un vero e proprio furto di Stato nei confronti dei lavoratori, visto che il bilancio previdenziale dell’INPS è in attivo.

Si poteva invece chiedere più sacrifici a chi può permetterseli, ad esempio con un’imposta patrimoniale o con un innalzamento delle aliquote IRPEF sui redditi più elevati. Anche la nuova imposta sulla casa (IMU) andava modulata in base al reddito.

Probabilmente questa manovra è figlia della fretta dettata dalla situazione di emergenza in cui ci troviamo e i soldi vengono prelevati dove è più facile e immediato reperirli.

Spero che, superata l’emergenza, il Governo Monti riesca a studiare misure efficaci per recuperare somme sottratte dall’evasione fiscale e dall’economia sommersa (si stimano più di 100 miliardi l’anno), colpire i capitali esportati illegalmente in Svizzera o altri paradisi fiscali, non regalare frequenze televisive a Berlusconi. Di regali il Cavaliere se ne è già fatti troppi quando governava. La serietà e la preparazione del prof. Monti e dei suoi Ministri hanno messo ancor più in evidenza che eravamo governati da buffoni ignoranti. Speriamo che alla serietà si unisca un maggior senso di equità con una redistribuzione dei sacrifici verso chi può ancora permetterseli.

19:22 Scritto da: lucianorosso in opinioni, Politica nazionale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/11/2011

Un Governo di bugiardi e incapaci

Quando ero bambino e dicevo delle bugie mia madre mi ammoniva: “Non si dicono le bugie, perché hanno le gambe corte”. E i fatti hanno sempre dimostrato che aveva ragione. Prima o poi le falsità, anche se dichiarate ripetutamente con ostinazione, si dimostrano per quello che sono, cioè cose non vere.

Ciò che sta avvenendo negli ultimi mesi nell’economia italiana per quanto riguarda i conti pubblici dello Stato, rivela la saggezza degli insegnamenti di mia mamma. Dopo anni in cui, di fronte alla crisi economica globale, il nostro Ministro dell’economia Tremonti continuava a rassicurarci che l’Italia andava bene perché c’era qualcuno che andava peggio di noi, o il Presidente del Consiglio Berlusconi che continuava a dire che la crisi era solo psicologica ed era tutta colpa di “corvacci” che malignamente gettavano discredito sul nostro Paese, adesso la cruda verità è venuta alla luce. In realtà, negli ultimi anni il nostro debito pubblico ha continuato a crescere, superando i 1.900 miliardi di euro e così giungendo vicino al limite della sostenibilità per l’elevato importo di interessi sul debito che siamo costretti a pagare a causa del crescente rischio di insolvibilità che ha fatto perdere l’Italia in affidabilità. Insomma, chi ci governa non si è reso conto o ci ha nascosto che stiamo andando verso la bancarotta di Stato, rischiando di mettere in ginocchio le banche e le economie di Italia ed Europa.

Di fronte a questa tragica realtà, in questi ultimi mesi il Governo ha cercato di correre ai ripari varando due manovre economiche, accompagnate da continui e innumerevoli annunci di provvedimenti e successive smentite, in un balletto che ha finito per sminuire l’efficacia delle misure messe in atto. Detto in altre parole, questo Governo non si è dimostrato all’altezza della difficile situazione: prima a non prevederla o a sminuirla dalle sue reali dimensioni, ora a non saperla affrontare, incapace di chiedere i purtroppo necessari sacrifici agli italiani. Bugiardi e incapaci, è giunta l’ora di lasciare la guida del nostro Paese in mani più serie ed affidabili, prima che sia troppo tardi!

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07/06/2011

Una ventata di aria nuova, seria e pulita

L’esito delle ultime elezioni Amministrative, dove in molti importanti Comuni hanno vinto i candidati di centrosinistra, rappresentano l’inizio di una svolta politica nel nostro Paese, una ventata di aria nuova, seria e pulita. Finalmente!

Era un po’ di tempo che mi mancava l’ispirazione a scrivere qualcosa sui temi suggeriti dall’attualità politica: sulla camera da letto del nostro Presidente del Consiglio divenuto luogo di selezione della classe politica, sulle sue vicende giudiziarie di cui dovrebbe vergognarsi e che invece sbandiera come un perseguitato politico, sugli slogan cretini ripetuti continuamente in televisione da sembrar veri ai cittadini con meno spirito critico…

Berlusconi ha perso a Milano, sua roccaforte, dove era candidato come Consigliere Comunale, ma ciò che mi stupisce di più è che ha perso nettamente a Napoli, la città del suo miracolo della spazzatura! Anche i Napoletani hanno detto “Basta a tutte queste promesse non mantenute!”. Senz’altro il nuovo Sindaco De Magistris rappresenta anche un punto di rottura con le vecchie classi politiche di centrosinistra che hanno mal amministrato negli ultimi anni gli Enti Locali di Napoli, Provincia e Regione. Sarà interessante osservare se riuscirà ad introdurre novità positive, nonostante i prevedibili ostacoli che incontrerà dagli interessi economici della criminalità organizzata e dai livelli politici più alti ora governati dal centrodestra (Provincia, Regione e Stato).

Gli italiani hanno dimostrato di non poterne più. Col loro voto hanno detto: basta! E’ giunta  l’ora di cambiare aria e congedare questo uomo che si sente al di sopra di ogni legge o regola, che si atteggia a pagliaccio mettendoci in imbarazzo davanti a tutto il mondo, che si trastulla con ragazzine minorenni e inveisce contro i giudici che osano ricordargli quando trasgredisce le leggi dello Stato.

Gli italiani chiedono alla politica di occuparsi dei loro problemi che vengono trascurati. Sempre di più sono presi nella morsa della crisi economica, innanzitutto dalla mancanza di lavoro che sta colpendo molte famiglie e dal lavoro precario che si protrae a vita che impedisce ai giovani di progettare il loro futuro.

Le forze politiche di centrosinistra non devono cantar vittoria, ma rimboccarsi le maniche come suggerisce Bersani, che in questo frangente ha ben condotto il Partito Democratico, per costruire un’alleanza credibile e non rissosa, fondata su un programma di idee condivise.

Nel frattempo speriamo che gli italiani diano un bel segnale andando a votare SI’ ai 4 referendum del 12 e 13 giugno per cancellare 4 leggi di questo Governo: SI’ per bloccare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia, SI’ per impedire ai privati di entrare nella gestione dell’acqua che deve rimanere pubblica, SI’ per impedire che con la privatizzazione le bollette dell’acqua diventino più care, SI’ per cancellare la legge con cui Berlusconi si auto-giustifica per non presenziare ai suoi processi ed impedire così che abbiano corso.

30/11/2010

Stanno uccidendo il volontariato nel nostro Paese

E' di questi giorni la notizia del drastico taglio del 75% ai fondi destinati al 5 per mille per le associazioni ONLUS e di volontariato. La riduzione da 400 a 100 milioni di euro rischia di mandare in crisi tutto il mondo della solidarietà e del volontariato, così importante ed impegnato ad aiutare le tante persone in difficoltà in questi anni di crisi economica.

La poca sensibilità del nostro Governo verso il Terzo Settore si era già dimostrata lo scorso aprile con l'improvviso aumento delle tariffe postali (quadruplicate da 9 cent. a 36 cent. per copia) per le pubblicazioni delle associazioni ONLUS, per lo più aventi lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e raccogliere fondi per le proprie iniziative.

In ambito internazionale il nostro Governo si è distinto per il taglio dei fondi per l'aiuto ai Paesi sottosviluppati, promessi con grande enfasi dal nostro Premier in occasione di tutti i convegni internazionali e previsti in diversi accordi e impegni sottoscritti in sede Nazioni Unite, G8 e Unione Europea. Anziché il promesso 0,7% del PIL, siamo scesi dallo 0,22% del 2008 allo 0,16% del 2009.

Di fronte a questi fatti e a questi numeri penso che non ci si possa limitare a parlare di false promesse, ma di un vero e proprio progetto tendente a soffocare ed uccidere il settore del volontariato e della solidarietà nel nostro Paese.

 

10/10/2010

Un’inquietante escalation di regime mediatico

In questi giorni si sta delineando con maggiore evidenza un'escalation di quello che oso denominare "regime mediatico" con cui il nostro Presidente del Consiglio intende impadronirsi sempre più del nostro Paese.

Nel corso degli anni ci siamo già abituati alle periodiche epurazioni (o tentate epurazioni) di giornalisti televisivi ritenuti "scomodi" dal manovratore. Il caso più eclatante è stato Enzo Biagi, uno dei più grandi giornalisti italiani, che si era vista cancellata dalla fascia oraria di massimo ascolto una trasmissione televisiva di grande successo in cui aveva osato lasciare spazio ad opinioni non gradite al padrone. Si è voluto colpire il più grande per dare un esempio agli altri ed intimidirli. Altro caso è Michele Santoro, che solo dopo una sentenza della magistratura ha dovuto essere reintegrato nel suo posto di lavoro in RAI a condurre le sue trasmissioni televisive, ancora oggi continuamente osteggiate e oggetto di cause giudiziarie per iniziativa del nostro capo del Governo. Sulle reti Mediaset, c'è stato il caso di Enrico Mentana, primo direttore del TG5 e conduttore di "Matrix" che non si è lasciato addomesticare dal padrone delle reti e si è visto costretto a lasciare (oggi direttore del TG LA7 molto libero e apprezzato).

E che dire dell'allontanamento del bravo Gianni Riotta dal TG1, il telegiornale più seguito dagli spettatori, per lasciare spazio all'asservito Augusto Minzolini? Senz'altro è la manovra di Governo di maggior successo, che assicura a Berlusconi uno strumento di controllo dell'informazione e di propaganda molto capillare, considerando che in Italia circa il 70% dei cittadini è informato degli avvenimenti solo attraverso la televisione.  Sulla carta stampata occorre ricordare Ferruccio De Bortoli, a suo tempo allontanato dalla direzione del Corriere della sera per alcuni articoli di fondo troppo critici col Governo. L'elenco potrebbe continuare con Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi e altri ancora.

Ma non contento di questi risultati, chi ci comanda ha voluto dare un giro di vite alla libertà di informazione e di ulteriore intimidazione verso tutti quanto osano dissentire. La nuova macchina da guerra è l'infangamento mediatico di chi osa criticare il Governo. Questo moderno "manganello mediatico" consiste nello sbattere insistentemente in prima pagina sui giornali di famiglia e simpatizzanti i presunti scheletri nell'armadio dei personaggi che hanno osato dissentire dal padrone. Le ultime vittime note sono Emma Marcegaglia  e Gianfranco Fini, tirati in ballo per le indagini in cui è coinvolto il fratello del presidente di Confindustria e per presunte irregolarità nei passaggi di proprietà di un minialloggio a Montecarlo affittato al cognato del Presidente della Camera. Tra i casi precedenti è doveroso citare l'ex-direttore di Avvenire Dino Boffo, (da cui è stato coniato il "metodo Boffo" per indicare questo tipo di trattamento), costretto alle dimissioni per presunte accuse di molestie alla moglie di un uomo con cui intratteneva una relazione omosessuale, rivelatesi in seguito infondate.

Dunque i mass-media, di cui il nostro Presidente del Consiglio dispone direttamente (reti Mediaset, "Il giornale", "Panorama" e altre testate) o indirettamente attraverso la politica (reti RAI), con una concentrazione di potere unica al mondo per mancanza di una seria normativa sul conflitto d'interessi, oltre ad essere utilizzate per propaganda di Governo e "arma di distrazione di massa" (si parla di tutto per tacere sui problemi dell'Italia o sulle numerose vicende giudiziarie del Premier) sono diventati il manganello del nuovo regime mediatico.

Tutto questo può avvenire per la mancanza di una alternativa di Governo ritenuta credibile dalla maggioranza degli italiani per la debolezza e le divisioni che attraversano le forze politiche all'opposizione. Per fermare questa pericolosa deriva è urgente superare le divisioni dei personalismi e delle distinzioni senza compromessi, per lavorare su un'intesa comune che unisca diverse forze che trovino un ampio consenso tra i cittadini che non ne possono più di questo andazzo.

Se questa escalation di regime proseguirà, questo blog dovrà chiudere o sarà citato in giudizio. Per questo vi chiedo in anticipo la vostra solidarietà. Grazie.

11/09/2010

Tifoserie confuse dai mass-media

Vorrei partire da due avvenimenti della settimana trascorsa. Il primo è la contestazione a Raffaele Bonanni, Segretario generale della CISL, avvenuto a Torino in occasione della Festa Democratica da parte di un gruppo di facinorosi dei centri sociali. Indubbiamente la contestazione fa parte della democrazia, è una forma di manifestazione del dissenso verso le posizioni assunte da una persona e dall'organizzazione che rappresenta. In questo caso si voleva dimostrare che non si è d'accordo sulla linea di trattativa perseguita dalla CISL nei confronti della FIAT, in particolare sull'accordo raggiunto per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, ritenuto troppo penalizzante per i lavoratori. Ma quando la contestazione arriva ad impedire ad una persona di esprimere il proprio parere con utilizzo di mezzi violenti, allora diventa intolleranza con spirito di sopraffazione.

Il secondo avvenimento è il paventato rogo di libri del Corano che negli Stati Uniti intende organizzare un pastore evangelista nell'anniversario della strage delle Torri gemelle di New York. Qui si intende organizzare un atto provocatorio e sacrilego verso la religione islamica, che viene giudicata diretta responsabile del sanguinoso attentato dell'11 settembre 2001. Ma così si confonde l'intero mondo islamico con la sua scheggia più impazzita e fondamentalista dedita al terrorismo. L'islam fondamentalista e intollerante è solo una parte del mondo islamico, formato in gran parte da fedeli portatori di valori comuni con la religione cristiana. Senza contare che tra le circa 3000 vittime dell'11 settembre ci sono molte persone di religione musulmana. Non bisogna nascondere le difficoltà del dialogo tra religione cristiana e musulmana, ma non si possono ridurre tutti i musulmani a talebani esaltati pronti a farsi esplodere per Allah.

Mi sembra che questi avvenimenti, uno sullo scenario italiano e l'altro sullo scenario internazionale, siano emblematici di un crescente clima di intolleranza verso chi la pensa diversamente da noi. Sono la spia di una sempre più bassa propensione all'ascolto, alla riflessione, al dialogo rispettoso delle opinioni altrui. Mi sembra sempre più di vivere nella curva di uno stadio, dove si trovano gli "ultras", i tifosi più appassionati e, a volte, disposti a manifestare con atti violenti l'attaccamento alla propria squadra. Ma se ci sono sempre più tifosi, indisponibili a distinguere e ragionare sulle cose, una parte delle colpe è da imputare al mondo dei mass-media, televisione in primis, che propone sempre di più un'informazione superficiale e spettacolarizzata, senza approfondimenti ma solo di dichiarazioni urlate e spesso prive di fondamento. Un mondo sempre più globalizzato, con sempre più possibilità di comunicare ed informarsi, ma anche una sottocultura che produce tifoserie contrapposte, urlanti e a volte violente.

Ma nel panorama dell'informazione televisiva che diffonde ignoranza e confusione nella gente (e tra questi c'è anche il TG1 di Minzolini!) c'è una novità positiva che è il nuovo TG LA7 condotto da Enrico Mentana, che cerca di presentare i fatti senza nascondimenti e con interessanti approfondimenti. Benvenuto e buona fortuna!

21/08/2010

Breve riflessione su politica-spettacolo e politici di bassa statura

Alcuni giorni fa ricorreva l'anniversario della morte di Alcide De Gasperi (1881-1954), che fu il primo Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana e guidò la ricostruzione del nostro Paese negli anni del secondo dopoguerra (1945-1953). Riconosciuto da tutti come grande uomo politico, forse il più grande che la nostra nazione abbia finora avuto, in un'occasione dichiarò che "la politica non deve mai abbassarsi a fare spettacolo e teatro, ma deve essere politica organica e ricostruttiva".

Son trascorsi più di 60 anni da questa dichiarazione, ma senz'altro ancora oggi le parole di De Gasperi risuonano come di grande attualità.
Dopo un'estate caratterizzata da battibecchi tra i leaders politici della maggioranza che ci governa, che hanno portato alla divisione tra berlusconiani e finiani nel PDL con minacciata caduta del Governo e nuove elezioni in autunno, la guerra mediatica indetta da Berlusconi contro Fini, gli insulti lanciati via televisione da Bossi che ha dato dello "stronzo" a Casini... siamo invitati a riflettere.

Senz'altro la politica italiana si sta abbassando sempre di più a politica di immagine e spettacolo, fatta di slogan urlati, di battute e risposte banali come in una gara a chi la spara più grossa per attirare maggiore attenzione, di dichiarazioni superficiali senza contraddittorio che sembrano spot pubblicitari per vendersi meglio. E la statura media dei politici è sempre più bassa, non soltanto in senso fisico, ma morale. A cominciare dal Presidente del Consiglio preoccupato solo a salvaguardare i propri interessi personali e all'andamento dei sondaggi elettorali. Chi ci comanda e amministra i nostri soldi dovrebbero essere le persone migliori e di più specchiata onestà della nostra società. E invece ho l'impressione che non sia così, visto che chi ci governa non si sta dimostrando all'altezza di affrontare i problemi più urgenti del nostro Paese, legati alla crisi economica con le sue implicazioni sulla crescente mancanza di lavoro, e visto che il nostro Premier e diversi Ministri sono indagati per diversi reati.

E' vero che esiste una posizione dominante di un soggetto nel mercato dei mass-media che, per usare un eufemismo, "inebetiscono" il cittadino medio che si informa solo dalla televisione. E' vero che c'è una legge elettorale definita una "porcata" che delega ai partiti la scelta dei nostri parlamentari tra i più fedeli alle idee del capo. Ma deve esserci anche qualcosa di storto e inquietante nella nostra società che esalta e premia i più furbi senza scrupoli ed emargina i più capaci ed onesti. La politica non è una cosa sporca, semmai sono sporchi certi politici che si sono lasciati tentare ad esercitare una cattiva politica.

29/12/2009

Una pericolosa ondata razzista e xenofoba

Ho notato che, soprattutto negli ultimi tempi, nel nostro Paese sta crescendo una pericolosa ondata razzista e xenofoba alimentata dalle forze politiche al Governo, in particolare dalla Lega Nord.
Questo partito, che definirei 'tribale' perché si propone di difendere gli interessi di quella parte di italiani definiti 'padani', si sta impegnando ad amplificare ed alimentare certi timori e diffidenze dei cittadini verso i 'diversi', per colore della pelle o Paese di origine, che vivono accanto a noi.
Le tesi principali propugnate sono che gli immigrati stranieri sono per lo più dei criminali, rubano il lavoro agli italiani e minacciano l'identità cristiana del nostro Paese.

L'equazione straniero = criminale si è fatta strada con l'enfasi data dai mass-media verso tutti gli episodi di micro-criminalità che vedono come protagonisti i non italiani. Si tratta di fenomeni evidenti soprattutto nelle grandi città, dove la criminalità organizzata si serve spesso di immigrati per lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ma il contrasto alla micro-criminalità si deve basare sull'efficacia dell'azione delle forze dell'ordine e sull'integrazione degli stranieri nel tessuto sociale. Invece, assistiamo ad un drastico taglio ai fondi destinati alle forze dell'ordine che vengono a mancare dei mezzi necessari, per lasciare il campo a 'ronde' di volontari che finora hanno dato un pessimo esempio scontrandosi fra di loro in quanto di parte politica diversa.

Si preferisce seminare paure tra la gente e in nome della sicurezza approvare leggi che introducono il reato di immigrazione clandestina e che permettono il respingimento alle frontiere di chi viene sorpreso in mare nel tentativo si sbarcare sulle nostre coste. Cioè si commette un reato senza compiere azioni delittuose, ma per il semplice fatto di essere in territorio italiano senza avere i documenti in regola. Il respingimento alle frontiere degli stranieri che tentano di sbarcare sulle nostre coste è stato sbandierato come un provvedimento essenziale e accolto con un grande plauso da gran parte dei cittadini. Occorre però considerare almeno due questioni. Innanzitutto lo sbarco di immigrati clandestini sulle nostre coste rappresenta solo una piccola parte dell'immigrazione clandestina in Italia. La maggior parte entra regolarmente in Italia con visto turistico o di studio e alla sua scadenza non rientra nel Paese di provenienza divenendo irregolare. La seconda è che la maggior parte di chi cerca di sbarcare in Italia proviene da Paesi in guerra o dove sussistono conflitti armati, per cui hanno diritto di asilo politico in base alle convenzioni internazionali. Se il respingimento viene effettuato in Libia, da dove si imbarcano la maggior parte dei mezzi diretti verso l'Italia, queste persone non hanno l'opportunità di far valere i loro diritti, ma sono trattenute in prigioni dove vengono sottoposte per lungo tempo a trattamenti disumani, spesso rivendute agli stessi trafficanti che dietro lauto compenso si ripropongono di tentare di riaccompagnarli sulle coste italiane. Si tratta di fatti poco conosciuti ma documentati: in televisione sono stati presentati in un'inchiesta di 'Presa diretta' di Riccardo Iacona, in un film documentario "Come un uomo sulla terra" che sta girando attraverso circuiti informali (proiettato anche qui ad Alba al cinema Moretta) e sul sito internet fortresseurope.blogspot.com curato dal giornalista Gabriele Del Grande.

Sull'accusa che gli stranieri rubano il lavoro agli italiani è già stata ampiamente dimostrata l'infondatezza, in quanto nel mercato del lavoro tendono ad occupare le mansioni meno qualificate che i lavoratori italiani tendono a rifiutare, come ad esempio lavori pesanti nell'edilizia o lavori di assistenza domestica od assistenza ad anziani. 

E le radici cristiane, tanto declamate e difese, vengono umiliate e ridicolizzate. Lo specifico cristiano non consiste nell'innalzare steccati ma nel costruire ponti, nell'accoglienza dello straniero nel segno della fratellanza universale. L'arroccamento in difesa di una cultura è segno di identità debole e statica, che non accetta il confronto aperto e il dialogo che da sempre arricchiscono il pensiero umano.

Altro discorso è tenere ben saldi i principi di convivenza civile contenuti nella nostra Costituzione: diritti civili, politici, economici e sociali. Ma entro tali limiti ognuno ha diritto di professare la propria religione e le proprie idee, purchè non limitino la libertà di ogni cittadino.

Ho notato che, soprattutto negli ultimi tempi, nel nostro Paese sta crescendo una pericolosa ondata razzista e xenofoba alimentata dalle forze politiche al Governo, in particolare dalla Lega Nord.

Questo partito, che definirei ‘tribale’ perché si propone di difendere gli interessi di quella parte di italiani definiti ‘padani’, si sta impegnando ad amplificare ed alimentare certi timori e diffidenze dei cittadini verso i ‘diversi’, per colore della pelle o Paese di origine, che vivono accanto a noi.

Le tesi principali propugnate sono che gli immigrati stranieri sono per lo più dei criminali, rubano il lavoro agli italiani e minacciano l’identità cristiana del nostro Paese.

L’equazione straniero = criminale si è fatta strada con l’enfasi data dai mass-media verso tutti gli episodi di micro-criminalità che vedono come protagonisti i non italiani. Si tratta di fenomeni evidenti soprattutto nelle grandi città, dove la criminalità organizzata si serve spesso di immigrati per lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ma il contrasto alla micro-criminalità si deve basare sull’efficacia dell’azione delle forze dell’ordine e sull’integrazione degli stranieri nel tessuto sociale. Invece, assistiamo ad un drastico taglio ai fondi destinati alle forze dell’ordine che vengono a mancare dei mezzi necessari, per lasciare il campo a ‘ronde’ di volontari che finora hanno dato un pessimo esempio scontrandosi fra di loro in quanto di parte politica diversa.

Si preferisce seminare paure tra la gente e in nome della sicurezza approvare leggi che introducono il reato di immigrazione clandestina e che permettono il respingimento alle frontiere di chi viene sorpreso in mare nel tentativo si sbarcare sulle nostre coste. Cioè si commette un reato senza compiere azioni delittuose, ma per il semplice fatto di essere in territorio italiano senza avere i documenti in regola. Il respingimento alle frontiere degli stranieri che tentano di sbarcare sulle nostre coste è stato sbandierato come un provvedimento essenziale e accolto con un grande plauso da gran parte dei cittadini. Occorre però considerare almeno due questioni. Innanzitutto lo sbarco di immigrati clandestini sulle nostre coste rappresenta solo una piccola parte dell’immigrazione clandestina in Italia. La maggior parte entra regolarmente in Italia con visto turistico o di studio e alla sua scadenza non rientra nel Paese di provenienza divenendo irregolare. La seconda è che la maggior parte di chi cerca di sbarcare in Italia proviene da Paesi in guerra o dove sussistono conflitti armati, per cui hanno diritto di asilo politico in base alle convenzioni internazionali. Se il respingimento viene effettuato in Libia, da dove si imbarcano la maggior parte dei mezzi diretti verso l’Italia, queste persone non hanno l’opportunità di far valere i loro diritti, ma sono trattenute in prigioni dove vengono sottoposte per lungo tempo a trattamenti disumani, spesso rivendute agli stessi trafficanti che dietro lauto compenso si ripropongono di tentare di riaccompagnarli sulle coste italiane. Si tratta di fatti poco conosciuti ma documentati: in televisione sono stati presentati in un’inchiesta di ‘Presa diretta’ di Riccardo Iacona, in un film documentario “Come un uomo sulla terra” che sta girando attraverso circuiti informali (proiettato anche qui ad Alba al cinema Moretta) e sul sito internet fortresseurope.blogspot.com curato dal giornalista Gabriele Del Grande.

Sull’accusa che gli stranieri rubano il lavoro agli italiani è già stata ampiamente dimostrata l’infondatezza, in quanto nel mercato del lavoro tendono ad occupare le mansioni meno qualificate che i lavoratori italiani tendono a rifiutare, come ad esempio lavori pesanti nell’edilizia o lavori di assistenza domestica od assistenza ad anziani.

E le radici cristiane, tanto declamate e difese, vengono umiliate e ridicolizzate. Lo specifico cristiano non consiste nell’innalzare steccati ma nel costruire ponti, nell’accoglienza dello straniero nel segno della fratellanza universale. L’arroccamento in difesa di una cultura è segno di identità debole e statica, che non accetta il confronto aperto e il dialogo che da sempre arricchiscono il pensiero umano.

Altro discorso è tenere ben saldi i principi di convivenza civile contenuti nella nostra Costituzione: diritti civili, politici, economici e sociali. Ma entro tali limiti ognuno ha diritto di professare la propria religione e le proprie idee, purchè non limitino la libertà di ogni cittadino.

01/01/2009

2008 anno terribile per il centrosinistra

Il 2008 è stato un anno terribile per la politica del centro-sinistra italiano: si è aperto con la caduta del Governo Prodi, è proseguito con la vittoria trionfale di Berlusconi alle elezioni politiche, per chiudersi con le inchieste giudiziarie a diversi amministratori locali iscritti nelle file del Partito Democratico.

Come ho commentato in precedenti occasioni la vittoria del Cavaliere è maturata innanzitutto per demerito dei suoi avversari che si sono ‘suicidati’ politicamente e l’alternativa che si è tentato di ricostruire non è stata ritenuta credibile dalla maggior parte degli italiani nella cui memoria era ancora troppo fresca l’immagine dei frequenti litigi fra Mastella e Di Pietro o tra Diliberto e il suo Governo.

L’intreccio tra politica e affari, la cosiddetta ‘questione morale’, non è questione solo di oggi ma di sempre. Nel mondo della politica, dove si amministra denaro pubblico, per gli uomini politici le occasioni di arricchimento personale si sprecano. Pretendere denaro in cambio di favori, o cedere alle lusinghe dei potentati economici in cerca di permessi o fondi pubblici, sono purtroppo fenomeni di un malcostume politico da sempre diffuso e che neanche le inchieste di Mani Pulite (in tutti i modi ostacolate dai politici che hanno qualcosa da nascondere) sono riuscite ad estirpare.

I casi di esponenti del Partito Democratico indagati per reati di corruzione dimostrano che in ogni schieramento politico è necessaria una selezione più attenta della classe dirigente favorendo le persone di specchiata onestà e emarginando tutte le persone che si macchiano di fatti illeciti che rendono la politica una cosa ‘sporca’. Mi rendo conto che questo discorso può apparire troppo idealista ed ingenuo ma se non si affronta seriamente questo nodo non avremo mai dei buoni politici che fanno una buona politica. E se i reati di cui si sono macchiati certi uomini politici serviranno a ‘fare curriculum’ del politico perseguitato dai giudici, anziché ad allontanarlo dalla gestione del denaro pubblico, avremo sempre politici corrotti anche ai vertici delle istituzioni.

E’ necessaria tra i cittadini un maggiore senso di indignazione verso le illegalità commesse dai nostri uomini politici, e che l’onestà e la trasparenza tornino al ruolo di valori condivisi mentre oggi sembra che siano più apprezzati la furbizia e la scaltrezza di chi commette atti illeciti e poi riesce a farla franca utilizzando qualsiasi mezzo, anche leggi approvate apposta per raggiungere lo scopo.

Fuori uno.jpgParlavo di 2008 anno terribile per il centrosinistra italiano, perché per fortuna nel resto del mondo l’anno che si è appena chiuso verrà senz’altro ricordato per l’elezione di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti. Democratico, primo presidente afro-americano, sembra finalmente chiudere una brutta epoca segnata dalle guerre e dalle maniere spicce da cow-boy del suo predecessore, per aprire un’epoca di multilateralismo, cioè di maggiore collaborazione tra le nazioni nel decidere le sorti del nostro mondo, con la diplomazia e la ricerca di dialogo di nuovo al centro della politica internazionale.

Spero che questo storico avvenimento sia di buon auspicio per l’anno che è appena iniziato (come nella spiritosa immagine qui riportata). A tutti noi, buon 2009!

11/08/2008

Al potere per fare gli affari suoi


Non c’è stato bisogno di attendere molto tempo dalle elezioni che il Cavaliere è uscito allo scoperto e ha rivelato a tutti perché gli stava tanto a cuore il suo ritorno ai vertici dello Stato. Ora appare chiaro come il sole che la sua maggiore preoccupazione era bloccare i processi di cui è imputato per evitare che dibattimenti o sentenze imbarazzanti gettassero luce su suoi affari ‘poco chiari’, per usare un eufemismo. E allora l’affanno dei suoi onorevoli avvocati nella stesura di leggi ed emendamenti per bloccare intercettazioni telefoniche troppo compromettenti sulla compravendita di Senatori nella passata legislatura, o per bloccare i processi che procedono più spediti verso una sentenza che si preannuncia pesante, come sulla corruzione dell’avvocato Mills per falsa testimonianza in altri processi o la corruzione di Agostino Saccà (ex direttore della Rai e poi di Raifiction) per la “raccomandazione” di 5 attrici. Invece di chiarire pubblicamente i fatti davanti agli elettori e ai giudici nei Tribunali, preferisce aggirare il problema con leggi fatte su sua misura. E accusa i magistrati di perseguitarlo politicamente, innescando un pericoloso conflitto tra poteri dello Stato. Dapprima un emendamento al “decreto sicurezza” che oltre ai suoi processi in corso ne avrebbe sospesi altri 100.000 perché rientravano tra i reati meno gravi da non perseguire prioritariamente. Poi l’emendamento è diventato meno vincolante (la sospensione del processo a discrezione del giudice), quando con il Lodo Alfano, che blocca i processi pendenti per le quattro più alte cariche dello Stato, riesce a cavarsela dagli impicci.

D’altronde c’era da aspettarselo. Già nella legislatura dal 2001 al 2006 il governo Berlusconi si rese artefice di una serie di leggi “ad personam” fatte appositamente per risolvere i suoi problemi giudiziari. Ne elenco alcune delle tante: la depenalizzazione con tempi di prescrizione ristretti per il reato di falso in bilancio che lo rese non più perseguibile in diversi processi, la legge sulle rogatorie internazionali con cui si tentò di rendere inutilizzabili le pericolose prove dei passaggi di denaro dei conti in banche svizzere o in paradisi fiscali, l’opposizione (della sola Italia tra le nazioni europee) al mandato di cattura europeo per reati finanziari nel timore di dover rispondere per i reati di cui era indagato in Spagna, la Legge Cirami nel tentativo di spostare i processi in altri Tribunali facendoli ripartire dall’inizio, il Lodo Maccanico o Schifani che prevedeva l’immunità delle 5 più alte cariche dello Stato e che verrà annullato dalla Corte Costituzionale, la legge Cirielli per ridurre i tempi di prescrizione di certi reati finanziari, la legge per vietare il ricorso in appello per l’accusa che viene bocciata dalla Corte Costituzionale. Per non dimenticare i condoni fiscali, lo scudo fiscale che gli permette il rientro in Italia di capitali illegalmente esportati all’estero, la legge spalma debiti per le società di calcio indebitate come il suo Milan, la legge Gasparri e la legge sul conflitto di interessi per consolidare la posizione dominante di Mediaset nel panorama televisivo e l’assenza di incompatibilità con ruoli di potere politico, il decreto salva Rete4, gli aiuti di stato ai decoder venduti da suo fratello, e poi altre ancora.

Ma perché gli italiani gli hanno concesso la fiducia per altri 5 anni? A mio parere i motivi posso ricondursi a due: lo strapotere mediatico e la sfiducia nell’alternativa.

L’essere padrone di 3 reti a grande diffusione nazionale e l’avere diversi uomini fidati nella RAI  gli permette di bombardare quotidianamente noi italiani dai TG e altre trasmissioni con slogan elettorali studiati ad arte dal marketing pubblicitario o suscitando paura e insicurezza con fatti di cronaca nera enfatizzati soprattutto se i carnefici sono cittadini extracomunitari. Gli slogan sono efficaci ed entrano nel cervello anche quando sono cretinate senza fondamento. Diffondendo paure infondate o esagerate in particolare verso lo straniero fa presa sull’emotività della gente, a cui si presenta come l’uomo forte che ci libererà da questi pericoli.

Quando l’alternativa è un Governo che ogni giorno si presenta diviso e litigioso e i suoi esponenti usano i mass-media per mandare messaggi intimidatori agli altri alleati, anzichè presentare i buoni risultati di governo, il gioco del Cavaliere diventa facile. Il Governo Prodi ha fatto cose egregie, ad esempio sul fronte del risanamento del bilancio pubblico o sulle politiche del lavoro, ma i suoi esponenti hanno dato una pessima immagine. E nella società di oggi l’immagine conta più della sostanza.

La coraggiosa svolta di Veltroni per una coalizione di governo più unita nel Partito Democratico non ha mietuto i successi sperati nell’elettorato cosiddetto ‘moderato’. Tra le cause, oltre alla sciagurata alleanza coi radicali che ha allontanato parte del voto cattolico, anche un linguaggio che raggiunge le persone più colte e informate, ma non fa breccia sulla gente meno attrezzata criticamente a difendersi dal bombardamento televisivo.

23:48 Scritto da: lucianorosso in Politica nazionale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

25/03/2008

Davvero si può fare!

Siamo entrati in campagna elettorale e i toni sono sempre gli stessi: dure critiche agli avversari fino allo sfottìo, strumentalizzazione di ogni avvenimento di attualità, propaganda fatta di slogan senza fondamento ripetuti fino alla noia.

L’unico che si distingue in questo ‘pollaio elettorale’ mi sembra Walter Veltroni, che cerca di parlare innanzitutto del suo programma elettorale di ammodernamento del Paese. Scelta coraggiosa la sua e del Partito Democratico di ‘correre da soli’, prendendo le distanze dagli ex-alleati del Governo Prodi che hanno causato continui litigi e paralisi decisionali, anche se sono stati i risentimenti personali di Mastella a farlo cadere.

Veltroni ammette i problemi del Governo Prodi ma ne riconosce gli indubbi meriti: il risanamento dei conti pubblici disastrati dal precedente Governo Berlusconi, che tutta l’Europa ci riconosce, grazie anche a maggiori entrate derivanti dalla positiva lotta all’evasione fiscale e l’inizio di un processo di redistribuzione che è partito dalle categorie più in difficoltà (pensionati e lavoratori dipendenti con i redditi più bassi).

La scelta di Walter ha sconvolto il panorama degli schieramenti politici ed è coraggiosa perché ha rinunciato ai voti di potenziali alleati per formare una coalizione con idee più chiare e nette. Inoltre ha portato una ventata di novità e moralità nelle scelte dei candidati: stop ai vecchi politici e a coloro che hanno pendenze giudiziarie, largo alle donne (42% dei candidati) e ai giovani (30% dei candidati hanno meno di 40 anni). Una bella differenza rispetto a chi candida più o meno sempre le stesse facce da 15 anni, a chi accoglie tra le sue fila coloro che non hanno potuto candidarsi nel PD come De Mita, o chi ha manifestato idee fasciste ma è un importante editore come Ciarrapico,  o un condannato per favoreggiamento mafioso come Totò Cuffaro, che per questo motivo è stato costretto a dimettersi da Presidente della Regione Sicilia.

Il programma del Partito Democratico punta ad una modernizzazione del Paese con più investimenti in ricerca e infrastrutture, una graduale diminuzione delle imposte e un maggiore controllo della spesa pubblica, un’attenzione particolare ai lavoratori precari (compenso minimo legale di 1000 euro netti mensili), alle famiglie e a chi percepisce bassi redditi, una politica per la casa, la sicurezza, il funzionamento della giustizia e della scuola (per il programma dettagliato vai su http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.as...).

L’unico errore che riconosco al Partito Democratico è di avere portato a bordo gli ex-radicali (anche se a Pannella è stato impedito di ricandidarsi), che crea consistenti dubbi tra gli elettori cristiani sulla rappresentanza dei loro valori.

Diamoci da fare in queste ultime tre settimane di campagna elettorale perché si realizzi questa grande scommessa per un’Italia più moderna, più giusta e per una politica più seria e orientata al bene di tutti e non ai privilegi di pochi. Davvero crediamoci: sì, si può fare

19:30 Scritto da: lucianorosso in Politica nazionale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook